Pentametro giambico: cos’è?

Pentametro giambico: cos’è?

21 Feb 2022 | Shakespeare

Prima o poi ci siamo posti tutti la domanda: cos’è il pentametro giambico?

Se lo avete fatto a voce alta sicuramente avrete notato facce basite o stranite attorno a voi!

Ma è davvero così difficile!?

Prima di vedere alcuni esempi, esaminiamo ciò che rende il pentametro giambico…un pentametro giambico. Per comprendere la sua definizione letteraria, partiamo dividendolo in singole parti.

  • Penta: parola greca per “cinque”.
  • Metro: struttura di un verso usata per tenere un ritmo.
  • Giambico: viene da iamb, in inglese. Uno iamb (o giambo o piede- feet) è un’unità metrica composta da due sillabe o battiti, il primo è leggero o ‘non accentato’, il secondo è forte o ‘stressato’. Esempi di iamb:  the-sun, in-love. In italiano potrebbe essere: a-mor, do- vrò.
pentametro-giambico

Quindi cos’è il pentametro giambico?

Il pentametro giambico è una struttura metrica utilizzata per mantenere un ritmo di cinque. Poiché ogni iamb è composto da due battiti, significa che ci sono dieci battiti in ogni riga del verso. Per quanto tecnico possa sembrare, il suo scopo è in realtà straordinariamente semplice e intuitivo.

Ecco suonerebbe così

pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn

…non vi ricorda qualcosa? È come il ritmo del battito del cuore. Ecco che ancora una volta il teatro incontra la scuola, e in questo caso poesia e metrica.

Ecco alcuni esempi: 

” If mu | sic be | the food | of love | play on” (La dodicesima notte)

” A rise | fair sun | and kill | the envi | ous moon” (Romeo e Giulietta)

In italiano è un po’ più complesso provare a fare un pentametro giambico perché abbiamo meno parole tronche e infatti dai poeti italiani è più usato l’endecasillabo. Ma un esempio in italiano potrebbe essere:

” Non c’è | par cheg | gio qui | do vrò | gi rar

” Il cuo | re bat | te for | te den | tro me

Shakespeare è considerato da molti il ​​più grande scrittore di tutti i tempi. Nelle sue opere c’è un linguaggio ricchissimo e un flusso incredibile dovuto anche al pentametro giambico, un particolare ritmo che era uno dei suoi strumenti di scrittura preferiti.

Prima che drammaturgo, William era un poeta e i poeti sono molto consapevoli di come le parole siano suddivise in sillabe accentate o meno e fanno del ritmo e della musicalità il loro pane quotidiano.

Quando un ritmo è ripetuto e riconoscibile si parla di Metrica.

Shakespeare non ha scritto esclusivamente in pentametro giambico, ma lo ha usato frequentemente durante il suo lavoro.

Scopri la nostra lezione spettacolo dedicata alla vita e le opere di William Shakesper

“Il Signor William”

pentametro giambico

Perché Shakespeare ha scelto il Pentametro Giambico? 

Una possibile ragione è che si adatta bene alla lingua inglese, perché suona come il ritmo naturale dell’inglese parlato. 

Storicamente, la compagnia di Shakespeare aveva pochissimo tempo per preparare le proprie opere; andavano in scena quasi senza prove quindi queste linee di dieci sillabe erano facili da ricordare per gli attori che dovevano memorizzare i versi (per via della musicalità).

Inoltre la ritmica della scrittura costringe l’attore a pronunciare le battute in un certo modo (facendo accelerare e rallentare l’attore a livello verbale) e ciò aiuta a trasmettere le emozioni di un personaggio.

Un’altra possibile ragione, come detto sopra, è che il ritmo del pentametro giambico rispecchia il ritmo del cuore umano.  Questo è importante perché i personaggi di Shakespeare tendono a usare il pentametro giambico quando parlano dei loro sentimenti. Il fatto che il metro nei loro discorsi corrisponda al ritmo dei loro battiti del cuore sottolinea l’intensità dei loro sentimenti producendo enfasi, entusiasmo, forti passioni e forte senso di introspezione.

Si usa ancora questa struttura metrica?

Il Pentametro giambico non è uno strumento così astruso e indecifrabile e soprattutto non è una reliquia del passato; ancora qualche scrittore moderno lo usa per aumentare l’effetto drammatico e lo ritroviamo spesso nei testi di grandi artisti hip hop come Jay-Z, Eminem (la prima parte di “Lose Yourself” è tutta in pentametro) che usano gli iamb per strutturare le loro barre.

Curiosità: tutto e il contrario di tutto

Sappiamo che Shakespeare sapeva giocare bene con le parole e sapeva ben stressare il ritmo a servizio dello spettacolo, rompendo spesso gli schemi.

Osservate questa battuta di Re Lear (atto 5, scena 3):

Ne-ver| ne-ver | ne-ver | ne-ver| ne-ver”

Ci sono dieci sillabe qui, cinque accentate e cinque non accentate… ma non sono giambi, perché nel giambo è la seconda sillaba a essere accentata. Quindi sarebbe dovuto essere:

Ne-ver | ne-ver | ne-ver | ne-ver | ne-ver

ma è ovvio che non avrebbe senso pronunciarlo cosi!

Shakespeare ha usato volontariamente la struttura del Pentametro giambico ma stravolgendola, mettendo l’accento delle sillabe al contrario: è accentata la prima e non la seconda.

La metrica è rovesciata.

Questo pentametro giambico capovolto si chiama trochee o trocheo.

Sì, un altro nome strano. Ma la cosa interessante è che anche qui Shakespeare usa questo stravolgimento, questa forzatura ritmica, per sottolineare lo stato emotivo del personaggio. Infatti in questo punto dell’opera, Re Lear sente che il suo mondo è capovolto perché lui è lì, vivo, e sua figlia è appena morta.

Shakespeare a volte inserisce questo ritmo trochee anche per attirare l’attenzione. 

Lo usa spesso all’inizio dei versi o addirittura apre molte delle sue opere con sillabe accentate.

Now -is| the-winter of discontent(prologo, Riccardo III)

Oh – for| a -Muse | of fire that would ascend(prologo, Enrico IV)

Perché? Perché Shakespeare sapeva che i suoi attori sarebbero usciti sul palco del Globe trovandosi 1.500 persone che bevevano, litigavano, mangiavano, ecc. Quindi la prima battuta doveva iniziare con un pugno, qualcosa di forte che attirasse l’attenzione.

In conclusione Shakespeare ha messo in gioco tantissima tecnica, studio e genialità. Niente è lasciato al caso ma tutto è orchestrato perché chiunque potesse comprendere ed essere rapito dai suoi testi immortali che suonano dritto al cuore, così:

pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn | pa-tàn

Deborah Fedrigucci

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